Siamo a inizio 2026, la laurea triennale che qualifica l’osteopatia come professione sanitaria è stata istituita nel 2024. L’università di Firenze è stata tra le prime ad accogliere tale novità. Il percorso si articola in 3 anni e prevede il completamento di 180 cfu.

L’Italia attraversa quindi una fase di transizione importante, i primi laureati in osteopatia avranno il titolo solo a fine 2027 pertanto possiamo dire che attualmente ogni osteopata italiano è della vecchia formazione.

L’insegnamento dell’osteopatia in Italia è iniziato sul finire degli anni 80 e fino al 2024 l’insegnamento è stato affidato esclusivamente a istituti privati. Nasce come un percorso di 6 anni, dove ogni seminario era bilanciato fra la parte teorica e quella pratica. Successivamente è stato riformato a 5 anni, per essere in linea con le direttive europee.

Il passaggio a 5 anni non ha tolto nulla alla formazione di base di un osteopata, in quanto il sesto anno prevedeva spesso una serie di seminari monotematici specifici per argomento che andavano poi approfonditi con percorsi post – diploma.

Cosa cambia con la laurea in osteopatia?

L’ingresso dell’osteopatia nel panorama formativo universitario è sicuramente un passaggio decisivo per la professione ma l’assetto formativo proposto è ancora poco in linea con la formazione necessaria alla pratica clinica di ogni giorno.

Il rischio che si sta correndo è di avere laureati in osteopatia con un’infarinatura generale della pratica osteopatica ma senza una idea chiara della professione.

Non a caso in America, il percorso di studi è di 4 anni e rilascia il titolo di D.O. Doctor of Osteopathy, che ha lo stesso valore legale del titolo che si acquisisce in medicina, Medical Doctor. La formazione è dura quanto quella che affrontano i medici.

In America dopo i primi 4 anni si richiede una pratica di almeno 3 anni in ospedale. L’osteopata è perfettamente integrato alle altre discipline mediche, integra la parte farmacologica con il trattamento manipolativo.

L’intento del percorso universitario è di offrire maggiore tutela per il paziente e anche per il professionista stesso.

Laurea in osteopatia: ciò che è stato prima del percorso universitario.

Cosa ha tutelato i pazienti negli ultimi 40 anni?

La formazione.

Il percorso di studi pur essendo gestito da istituti privati era tutt’altro che semplice. Non si arrivava al diploma perchè la scuola era privata, si arrivava al diploma se gli insegnanti ritenevano lo studente maturo per affrontare il paziente.

Nel 2007 eravamo quasi 130 iscritti al primo anno, al terzo seminario dello stesso anno ci trovammo in poco più della metà, dopo 6 anni ritirammo il diploma in 46.

46 su 130.

Non bastava aver superato gli esami, non bastava imparare a memoria l’anatomia o qualsiasi altra materia, se durante le ore di clinica lo studente non era in grado di ragionare su un paziente e di metterlo in sicurezza, si ripeteva l’anno. Senza tante storie.

Il direttore della nostra scuola, il compianto Maurice Audouard aveva molto a cuore la professione osteopatica e non aveva affatto timore di chiamare lo studente e dirgli personalmente che non gli avrebbe fatto continuare il percorso nella sua scuola.

Durante l’esame finale avevamo una commissione esterna, docenti di scuole iscritte al registro degli osteopati d’italia.

In genere lo studente trovava un paziente in sede di esame, effettuava l’anamnesi e i test, riferiva alla commissione il ragionamento clinico e come avrebbe voluto svolgere la seduta e se il ragionamento era pertinente si procedeva al trattamento.

La commissione esterna esaminava ogni passaggio della pratica: dall’osservazione ai saluti finali.

Inoltre dopo il diploma avevamo la possibilità di confrontarci con i nostri docenti o di inviare i nostri pazienti a loro se non ci sentivamo sicuri del percorso che stavamo eseguendo.

Penso fosse questa la tutela maggiore per i pazienti, i neo osteopati che ne sentivamo il bisogno erano accompagnati e supervisionati.

Cosa fare se vuoi una laurea in osteopatia?

Se vuoi diventare osteopata, cerca le università che propongono la formazione.

Non fermarti alla prima: a quella più vicina o quella più comoda.

Spulcia bene l’offerta dei vari istituti, cerca l’università che offre molte ore di pratica in affiancamento a un osteopata.

Studia bene ogni materia e fai esercizi per sviluppare al meglio la sensibilità della tua mano.

Viola Frymann nei suoi corsi usava dire: “se non sai riconoscere un frutto maturo, come puoi pensare di riconoscere un tessuto in difficoltà?”.

Il nostro vecchio e caro percorso prevedeva dei momenti di esercizio per la mano dell’operatore, con esercizi specifici per aiutarci poi a sentire meglio la mobilità delle strutture.

Ed erano in aggiunta alle tantissime ore di pratica sul corpo del collega.

La nostra pratica quotidiana nasce dalla formazione, dall’esperienza, dalla lettura della letteratura scientifica e dal confronto con gli osteopati senior.

Nel nostro studio siamo molto lontani da cosa si vede oggi sui social.

Restiamo saldamente ancorati a quei ragionamenti e quei trattamenti che spesso sono molto poco scenici e senza scrocchi, orientati al benessere del paziente e alla ricerca della strada migliore per l’equlibrio del suo sistema corporeo.

 

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Per praticare osteopatia ci vuole la laurea?

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