Il canottaggio è uno degli sport dove gli atleti risentono maggiormente del mal di schiena. Si stima che circa l’80% dei canottieri sperimenterà la lombalgia almeno una volta nell’arco della propria carriera.
I dati in letteratura riportano che gli U19 possono soffrire perchè non hanno ancora acquisito una tecnica ottimale, mentre i canottieri esperti risentono della mole di allenamento.
Lombalgia nel canottaggio: costretta a rivedere le mie conoscenze!
Quando arrivai in nazionale, già fisioterapista da 6 anni e fresca degli studi osteopatici, la semplice osservazione degli allenamenti ha sconvolto tutto il mio sistema di conoscenze.
Nei miei studi universitari (2004 – 2007) avevo imparato che i soggetti con ernia discale andavano educati alla movimentazione dei carichi, il consiglio principale era quello di evitare di sovraccaricare la colonna, per esempio con il trasporto delle casse di acqua nella spesa domestica. E che l’ernia discale è una patologia che colpisce maggiormente in età adulta: 35 – 45 anni.
Entrai nella palestra dove gli atleti stavano eseguendo un allenamento con sovraccarichi e osservai in silenzio.
Nei giorni imparai a conoscere quegli stessi atleti, scoprendo che molti di loro avevano protrusioni discali e qualcuno aveva già sperimentato il dolore da ernia.
Nella mia testa cominciai ad avere una gran confusione: la maggior parte del gruppo era sotto i 30 anni, molti avevano una patologia discale e li avevo visti fare esercizi con sovraccarichi molto superiori al peso delle casse d’acqua.
Ebbi il buon senso di stare zitta, di iniziare a confrontarmi con i tecnici, con i quali mi trovavo ai pasti e ripresi in mano i libri, i testi non erano sufficienti e passai ai database scientifici.
La mia reazione fu quella di ricominciare a studiare e approfondire: tra le mie conoscenze e l’osservazione della realtà c’era qualcosa che strideva. E non potevo certo affidarmi all’esperienza, in un ambiente dove ero l’ultima arrivata!
Cominciai a leggere la letteratura con uno sguardo critico, a cercare articoli e studi che potessero indirizzare il mio lavoro con gli atleti, al quale a quel tempo lì mi sentivo fortemente inadeguata!
Io, neodiplomata in osteopatia, avevo il compito di prendermi cura di loro: la squadra olimpica, con al suo interno giovani leve e plurimedagliati olimpici!
Avevo una forte sensazione di disagio ma volevo in tutti i modi essere all’altezza di quell’ambiente e così mi rimboccai le maniche!
Il mio impegno lavorativo con la nazionale diventava sempre più fitto e io lavoravo di giorno e studiavo la sera e la mattina presto.
Avevo sempre mille domande per i tecnici e per l’allora coordinatore delle squadre nazionali, mentre loro mi spiegavano la tecnica, io elaboravo, cercavo di capire e studiavo.
I primi anni sono stati molto faticosi, sia per me che per chi mi stava intorno e cercava di soddisfare le mie millemila curiosità, aiutandomi nella mia crescita professionale.
Avevo da chiedere su tutto: dove è montato il timone della barca? quanto pesa la barca? come sono fatti i remi? le differenze del manipolo? come viene studiato il settore?
Avevo voglia di conoscere ogni aspetto, perchè pensavo che ogni aspetto potesse aiutare il mio lavoro frontale con gli atleti. E lo penso tutt’ora.
Canottaggio e mal di schiena: tra la scienza e l’ esperienza!
Ma insomma questo mal di schiena del canottiere è un male necessario?
La biomeccanica del canottaggio fa si che, quando il canottiere mette la pala in acqua e crea il punto fisso per spostarla, il peso che muove è pari a 6 volte il peso del proprio corpo. Se il gesto tecnico non è ottimale, può capitare che la distribuzione del carico sia asimmetrica e che alcuni muscoli tendano a soffrire più di altri. Inoltre i punti di scarico sono stati studiati tra le vertebre L3 ed L5.
Sia nella coppia che nella punta!
Mai fare l’errore di pensare che un atleta, soprattutto un atleta olimpico, non abbia disequilibri muscolari nel proprio corpo! é un errore che può inficiare il beneficio del trattamento al quale si sottopone l’atleta!
Quindi, detto ciò, il canottiere è fortemente esposto a fattori di rischio che possono causare il mal di schiena sia per i carichi a cui è sottoposto nel gesto, sia per il lavoro muscolare che impone la tecnica di voga.
Muscoli come lo psoas, il muscolo iliaco, il quadrato dei lombi e il piriforme entrano di diritto nella voga del canottiere e sono stimolati a un lavoro davvero importante.
Come si difende un canottiere dal mal di schiena?
L’arma di difesa più importante è la sala pesi! Lavorare con costanza e attenzione in sala pesi è una delle strategie principali da mettere in atto. Senza demonizzare nessuno degli esercizi proposti, che sia chiaro per gli atleti e per i professionisti che si prendono cura di loro!
A fine del 2018 sono iniziati a spuntare in letteratura diversi articoli che hanno spiegato in maniera esaustiva come il carico cronico rappresenti un fattore protettivo all’infortunio.
L’allenamento deve guardare tutti gli aspetti. Per il canottiere è importante che le articolazioni abbiano la massima libertà possibile, spazio quindi all’allungamento, agli esercizi di stretching che vengono spesso trascurati sia dalle giovani leve che dai campioni olimpici.
Lo stretching previene gli infortuni? No, non ha questo potere.
Lo stretching libera le articolazioni da restrizioni di mobilità e permette di distribuire meglio sul corpo tutto quel peso necessario a muovere una barca, abbiamo detto essere almeno 6 volte il peso del canottiere!
Inoltre la libertà articolare vi regala la possibilità di sfruttare in maniera ottimale il settore quando siete in attacco, sapete meglio di me quanto questo aspetto possa aiutarvi in gara!
Vi aspetto nei commenti per approfondire ancora meglio questo argomento!
Prima che lo chiediate: dopo anni a servizio degli atleti, grazie ai quali ho approfondito moltissimi aspetti del mondo sportivo, ora mi sento perfettamente a mio agio al cospetto di uno sportivo: sia esso un amatore o un oro olimpico!
Chiaramente con i canottieri mi sento in famiglia!


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