Il lavoro libero professionale negli ultimi anni richiede anche competenze digitali, cosa non indispensabile quando abbiamo iniziato i nostri percorsi lavorativi.

Il marketing nel 2007 aveva logiche completamente diverse, di piattaforme social fondamentalmente veniva utilizzata facebook. Peraltro l’utilizzo era confinato alla propria vita personale, erano veramente pochi i professionisti che cercavano di farsi conoscere su facebook. Molti avevano il sito internet, ma essenzialmente il pacchetto pazienti veniva costruito attraverso il passaparola.

Si provava a farsi conoscere presso i medici di propria conoscenza e attraverso progetti nelle scuole o negli ambienti nei quali si cercava di indirizzarsi, per noi a quel tempo erano lo sport e la musica.

Poi negli anni tutto è evoluto e cambiato. I professionisti sanitari hanno iniziato a creare pagine professionali nelle piattaforme social, canali youtube, blog e piano piano podcast.

L’utilizzo intensivo di questi mezzi per farsi conoscere ha creato molta confusione nella nostra utenza, portata a consumare svariati contenuti che non rispecchiano esattamente la realtà.

Il marketing: come sta cambiando l’osteopatia?

La mia formazione rientra ancora nelle vecchie scuole di pensiero, Marco che si è diplomato più tardi ha avuto modo di avere una visione integrata con il mondo attuale.

Io ho sempre nelle orecchie il mio caro Maurice che ci invitava a presentarci a studio in pantaloni scuri e camicia “perchè è importante rispettare la propria professione”, diceva.

E nei suoi insegnamenti ci diceva di cercare di fare un buon lavoro con il paziente, che il paziente stesso lo avrebbe raccontato e piano piano saremmo diventati un punto di riferimento. E questo, anche oggi funziona in questo modo … nella nostra era supertecnologica.

Il marketing ha delle logiche e delle leggi che non rispecchiano la nostra realtà di studio.

Abbiamo la stragrande fortuna di poterci mettere in queste gigantesche vetrine e farci conoscere per come siamo, per quello che facciamo, per quanto crediamo nella nostra professione.

Ma poi intervengono le metriche, i numeri di visualizzazioni e interazioni con i contenuti e la maggiorparte di noi professionisti scopre che le tecniche HVLA, la vertebra che scrocchia si presta molto bene agli algoritmi.

Una tecnica veloce, fa molta scena, si sente rumore e a guardarla sembra anche divertente. Questo ha fatto si che nella maggiorparte dei social, soprattutto quelli che premiano i video di breve durata, abbiano spopolato i colleghi che hanno deciso di pubblicare video e video di queste tecniche, su ogni tipo di corpo umano e di zona.

Ma cosa si configura nella mente di un paziente? cosa si aspetterà il giorno che entrerà in uno studio qualsiasi di osteopatia?

Le visualizzazioni salgono quando parliamo alla pancia delle persone muovendo delle emozioni, una delle emozioni più gettonate è la paura.

Anche su questa cosa vorrei spendere delle parole, perchè quello che poi accade a studio è un capovolgimento della situazione. Ogni professionista cerca di tranquillizzare il proprio paziente e di avvolgerlo in un clima di serenità.

Ogni professionista va proprio a rassicurare le paure dei pazienti.

La realtà della seduta osteopatica: il marketing che amiamo!

Quando si entra in uno studio di osteopatia, il professionista accoglierà il paziente.

Ci sarà un colloquio iniziale per comprendere se la problematica proposta è di pertinenza osteopatica. A questo punto passerà ai test clinici per analizzare il dolore o le strutture corporee, proseguirà poi al trattamento, nuovamente ai test e al congedo.

Il congedo del paziente è la zona dei consigli, delle proposte che il terapeuta fa a beneficio del paziente.

é  il momento in cui si rassicurano le paure e si cerca di rispondere ai dubbi.

Negli ultimi tempi, nel mio studio ho sentito troppo spesso una frase: “quando ascolto gli osteopati sui social mi sembra di sbagliare tutto”, quando queste parole vengono da un neo – genitore alle prese con un neonato mi rattristo molto.

Nel 2013 ho iniziato a lavorare con i neonati e le donne in gravidanza, la mia scelta è sempre stata quella di sostenere la genitorialità e le neo – mamme, scelta che ha fatto anche Marco.

Mi sono sempre resa conto di una fragilità intrinseca del genitore; quando si parla del figlio, ogni genitore farebbe qualsiasi cosa per il suo piccolino.

Come professionisti possiamo parlare alla pancia di un paziente in mille modi diversi, rispettando le logiche del marketing ma anche la nostra professione e la nostra utenza.

Il paziente resta il centro della nostra voglia di migliorarci, penso che questo sia il fil rouge che ha attraversato i secoli.

 

 

 

 

 

 

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